3 settembre 2011

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3 settembre 2011


Gavirate. Sabato. Primo pomeriggio.

La piazza del comune è quasi deserta, occupata solamente da un’afa quasi materiale. Non si sa che dopo poche ore il cielo si farà scuro e pioverà.

Ci sono un paio di vecchietti sulla lunga panchina di pietra che costeggia un lato della piazza e che la sera si riempie di persone tutte in riga, come un pubblico di un invisibile spettacolo.

Veniani, la storica Pasticceria dei Brutti e Buoni, è già aperta.

Io sono qui con i quadri, gli attrezzi, i ganci e tutto ciò che può servire (quasi tutto) per allestire la mia piccola mostra.

La saletta che mi hanno messo a disposizione è pulita e piacevole, le pareti son chiare, color crema, tinteggiate di recente. Sui tavoli, piantine e tovagliolini come moderne nature non del tutto morte. 

Osservo le pareti. I quadri esistenti da spostare, per fare posto ai miei.

Scelgo, tra quelli portati come, i dipinti che stanno meglio nei posti prefissati, non voglio contaminare le immacolate pareti con nuovi fori di chiodi.

Il lavoro è abbastanza semplice, gli spazi quasi sembrano fatti apposta, ne aggiungo solo uno. 

 

Finito di appendere gli ultimi entra una simpatica cameriera (di cui ricordo il volto ma non il nome. Non ricordo mai i nomi) e mi dice che le piace molto l’opera con la rosa.

 

 

Gli ultimi ritocchi, il ritiro dell’attrezzatura e degli imballaggi dei quadri. Posiziono il quadro più piccolo su un cavalletto esistente, nella vetrina accanto alla porta d’ingresso, mi piace.

 

 

Nel frattempo è arrivata la proprietaria, guarda i miei lavori alle pareti e credo li apprezzi. Mi suggerisce di attaccare la mia mini-locandina sulla vetrina, accanto al quadro sul cavalletto.

 

 

Poi concordiamo di mettere anche uno dei piccoli poster che ho portato sulla vetrina della parte di fronte, sull’altro lato della stradina di pochi metri, dove c’è l’ingresso della pasticceria vera e propria.

 

 

E’ ora di fare pausa.

Ci sediamo in uno dei tavolini sui sanpietrini della viuzza, caffè freddo shakerato.

 

 

Di nuovo silenzio.

Sempre più afa.

Piccolo, distante, quasi rinfrescante, il rumore della fontana nella piazza.