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Nicoletta Magnani © 2018

PAROLE

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Il mio corpo. È l’anima. Che vorrei sentirti sfiorare. Ciò. Che possiedi di me. È il tutto. Che forse neppure io ho mai avuto. Come un minuto. Vissuto. Da qualcun altro. Il gatto si muove. Scaltro. Ma non sa dove andare. Non conosce. La posizione del mare. E non ricorda. I pesci del porto. Troppo corto. Il verso del gabbiano. E il mare. Forse. Troppo lontano. Ma l’azzurro. È intenso. Come i momenti in cui ti penso. Che si dilatano in giorni. E notti. Ormai. Possiedi. Anche i miei sogni. E quelli che feci. Inconsapevoli. Tornarono in superficie. Non è vero. Ciò che si dice. Che il tempo ha un verso. E una successione. Che per le cose che succedono. C’è sempre una ragione. Magari una regione. Ed è comunque troppo distante. Le mie ali, d’aliante, non hanno motore. Dipendono. Dalle correnti. Che nascono dai tuoi gesti. Celati e rari. Come binari in una foresta. Ciò che di me resta. E per me sola. È un sentimento ruvido. Che si schiude in un verso. O in qualche parola. Tu. La vita. Il colore. Il suono. La morte. Il volo.