polvere

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Nicoletta Magnani © 2018

PAROLE

polvere


Le immagini della mente si trasformano in ricordi alla velocità con cui sale nel cielo un palloncino colorato. Ma lasciano una scia nel profondo degli occhi, che si dilegua piano, confondendo il reale. Contemporaneamente, il rumore del frigo toglie senso alle mie riflessioni, senza riempire il vuoto che rimane. In lontananza capto un mugolio cupo di televisione. Mi ci aggrappo. E vedo una cucina. Ora di cena. Qualcuno che prende piatti bianchi e li appoggia sul tavolo. Forse ho fame. Ho voglia di un invito a cena con serata a seguire. Sono al ristorante, un bel ristorante. I bicchieri sono limpidi. La tovaglia chiara, liscia. Un rumore sulle scale riduce i miei pensieri alle dimensioni lillipuziane della mia stanza. Fitta di pupazzi. E dei pensieri avuti prima. Poco prima. O ieri, ieri l’altro. Che s’arrangiano come possono. E si trasformano in polvere. Di quella che s’attacca alle cose, fino a scomparire. Per lasciarle sempre un po’ più scure. Più familiari. E oscure. Il frigo. S’è staccato. Insinuando nell’aria riscaldata della stanza un silenzio, più denso del rumore precedente. Emergono per un attimo miscugli di parole. Come frasi sussurrate all’orecchio facendo l’amore. Sento l’alito tiepido che passa tra le tue labbra, vicine al mio orecchio. Il rumore di una tapparella che scende veloce ghigliottina l’ennesimo pensiero. Che sotterro definitivamente in un biscotto. E il vuoto. Rimane. Immane. Come la notte appena cominciata. Il giorno, è un’interruzione. La notte resta infinita.