pioggia di marzo

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Nicoletta Magnani © 2018

PAROLE

pioggia di marzo


L’asfalto bagnato riflette i fari delle auto. Un vecchio cammina sul marciapiede. Cauto. Ha una giacca marrone, chiaro. E una pesante sporta, nella mano. Destra. Un bimbo alla finestra. Guarda la strada. Non sa che spera. Che il vecchio non cada. Che si giri e veda. La sua faccia contro il vetro. Il vecchio si ferma. Torna in dietro. I suoi passi bagnati. Ormai cancellati. Da una pioggia scura. Fine, che dura. Giorni e giorni. Di numi grigi, quasi fermi. Ad aspettare. Che il sole torni. Il sereno è un ricordo. Come sognato. Ciò che stato è stato. Chi ha vissuto. Anche solo per un minuto. Ha pensato di potere. Ha creduto di sapere. Perché continua a camminare. Mentre la pioggia cade. A bagnare l’asfalto. Il bambino ha fatto un salto. Per vedere più in alto. Ma il salto non basta. Il mistero resta. Non basterebbe la vista. Ma il regalo di un illusione. È ciò che rimane di uno sguardo. Magari un’allusione. A qualcosa di bello. Tra ombrello e ombrello. La camminata del vecchio è uno stanco ballo. Che si trascina piano. Come un filmato consunto. Chissà in quale punto del cielo finiscono i pensieri. Di ieri. Quelli di oggi. Si perdono tra le nubi. Come un miraggio. Che la pioggia sbiadisce. Siamo di passaggio. Ma non si capisce. Se sia meglio o peggio. Aspettare maggio.